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Castello Comunale di Barolo – Museo del vino a Barolo

Un piccolo borgo di Langa, un castello dalla storia millenaria e un museo internazionale dedicato al mondo enoico. Non poteva che nascere a Barolo, terra di grandi vini, il WiMu - Museo del Vino, luogo che racconta un prodotto complesso e importante per tutte le civiltà.

Le prime notizie di una fortificazione risalgono al X secolo, con alcune tracce ancora individuabili nel mastio e nella parte bassa della torre orientale. Intorno al 1250 la proprietà viene rilevata dalla famiglia Falletti e, negli anni, profondamente trasformata. Gravemente danneggiato durante le guerre del XVI secolo, il castello è ricostruito da Giacomo e Manfredo Falletti, e conserverà il nuovo volto fino alla morte di Juliette Colbert, ultima marchesa Falletti, più nota come Giulia di Barolo. Nell’Ottocento infatti il castello è residenza di campagna della famiglia. Tra gli ospiti abituali anche lo scrittore e patriota Silvio Pellico, legato ai marchesi da vincoli professionali (ne cura la biblioteca) e di amicizia.

In ossequio alle volontà della marchesa Giulia, alla sua morte, nel 1864, è istituita l’Opera Pia Barolo: un ente morale incaricato di amministrare le fortune di famiglia in assenza di eredi. Fu proprio questo organismo a scegliere il castello quale sede del Collegio Barolo, istituzione scolastica voluta da Giulia per dare un’opportunità di studio ai giovani della zona, inclusi i meno abbienti, per i quali erano previste borse di studio per merito. Per ospitare il collegio il castello è trasformato profondamente.

Nel 1970, dopo un periodo di abbandono, il castello è acquistato dal Comune di Barolo grazie ad una sottoscrizione cui aderirono generosamente cittadini, aziende locali ed ex-allievi del Collegio. I successivi lavori di risanamento e restauro sostenuti dal Comune, dalla Provincia di Cuneo e dalla Regione Piemonte, permettono di aprire ai visitatori alcune sale, con l’aiuto di alcuni volontari.

Dal 2010 il castello Falletti ospita il WiMu - Museo del Vino a Barolo, opera di François Confino, autore di numerosi altri allestimenti museali in tutto il mondo, fra cui – ad esempio, il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Si tratta di percorso multisensoriale e interattivo, emozionale, coinvolgente ed emozionante, che chiama il visitatore ad un approccio attivo ai contenuti.

Il percorso di visita, lungo i 5 piani del castello, intreccia dimensioni scientifiche, sensoriali e poetiche ed è strutturato come un’immersione nella cultura del vino: la suggestione di addentrarsi nel suo mondo corrisponde alla sensazione fisica di raggiungere il cuore del castello Falletti, le cantine.

Al terzo piano sono quindi descritti gli elementi della natura che concorrono a fare grande un vino, il calore del sole e l’influsso della luna, le qualità del terreno e la fatica dell’uomo, il susseguirsi dei mesi e delle stagioni. Al secondo piano è affidato il racconto dello stretto intreccio fra la storia del vino e quella dell’uomo, incluse le innumerevoli rappresentazioni che ne hanno dato le arti, dalla pittura alla cucina, dalla musica alla letteratura, fino al cinema. Il primo piano, che conserva gli arredi originali della famiglia Falletti, rende invece omaggio alle figure degli ultimi marchesi, Carlo Tancredi e sua moglie Giulia e al loro fondamentale ruolo nella «creazione» del vino barolo. Il primo piano interrato ricorda il Collegio Barolo ed ospita il Tempio dell’Enoturista, spazio multifunzionale per eventi e degustazioni.

Infine, dopo il vino narrato ed evocato, l’Enoteca Regionale del Barolo, nelle antiche cantine marchionali, propone un’ampia vetrina della produzione vinicola degli undici Comuni che costituiscono la zona di origine del famoso “re dei vini”. Qui il barolo si fa colore, profumi e sapore.

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